Dai 18 ai 19 anni partire deve essere una scelta, non un obbligo!
Nelle aree marginali la vera sfida è garantire ai giovani l'accesso alle opportunità. Continuiamo il nostro viaggio attraverso le diverse età della vita nelle aree marginali. Questa volta abbiamo 18 o 19 anni.
La scuola superiore è finita. E arriva una delle domande più importanti:
"E ADESSO?"
Università? ITS? Un corso professionale? Un tirocinio? Lavoro? Servizio Civile? Un'esperienza all'estero? Un progetto imprenditoriale?
Per un giovane che vive in una città queste possibilità possono essere più o meno difficili da cogliere. Ma spesso sono fisicamente vicine. Per chi vive in un piccolo paese di montagna la situazione può essere molto diversa.
L'università magari dista 70 chilometri. La stazione ferroviaria è a 25 minuti. Il primo autobus arriva troppo tardi per prendere il treno delle 7. L'ultimo collegamento per tornare parte troppo presto. Il corso interessante esiste, ma richiede tre cambi. Un'impresa cerca proprio quella professionalità, ma si trova dall'altra parte della valle.
Il coworking non c'è. L'orientamento si è concluso con la scuola. E così una distanza geografica rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più serio: UNA DISTANZA DALLE OPPORTUNITÀ.

A 19 ANNI CAMBIA IL PROBLEMA
Quando nostro figlio aveva sei anni il problema era il tempo della famiglia. A dodici anni era l'autonomia. A sedici anni erano la socialità e la possibilità di muoversi. A diciannove anni cambia ancora tutto. Non dobbiamo più accompagnarlo.
Dobbiamo permettergli di costruire autonomamente il proprio percorso di vita.
Ed è per questo che la risposta non può essere semplicemente: "Facciamo un autobus in più." Serve qualcosa di diverso.
PARTIAMO DALLA MAPPA DELLE OPPORTUNITÀ
Ancora una volta partirei da una mappa. Ma non soltanto dalla mappa geografica. Costruiamo la:
MAPPA TERRITORIALE DELLE OPPORTUNITÀ.
Dove sono le università raggiungibili? Dove sono gli ITS? Dove sono i centri di formazione? Dove sono le stazioni? Quali imprese cercano giovani? Quali competenze mancano alle aziende del territorio? Quali professioni possono essere svolte da remoto? Quali corsi possono essere frequentati in modalità ibrida? Quali tirocini sono disponibili? Quali opportunità di Servizio Civile esistono? Quali possibilità imprenditoriali potrebbero nascere?
E soprattutto:
QUANTO TEMPO E QUANTO DENARO SERVONO A UN GIOVANE PER ACCEDERVI?
Perché un'opportunità che esiste ma richiede quattro ore di viaggio al giorno potrebbe non essere realmente accessibile.
NON DOBBIAMO AVERE UN'UNIVERSITÀ IN OGNI VALLE
Dobbiamo partire da una considerazione molto semplice. Un Comune di poche centinaia di abitanti non avrà un'università. Non avrà un ITS per ogni specializzazione. Non avrà centinaia di imprese tra cui scegliere. E non deve averli. Per molto tempo abbiamo forse posto la domanda sbagliata:
"Come portiamo tutte le opportunità nei piccoli paesi?"
La domanda potrebbe diventare:
"COME COLLEGHIAMO I PICCOLI PAESI A TUTTE LE OPPORTUNITÀ?"
È un cambio di prospettiva fondamentale.
L'HUB GIOVANI TERRITORIALE
Immaginiamo allora di recuperare uno spazio che già esiste. Una parte di una scuola. Una biblioteca. Un edificio comunale poco utilizzato. Una ex stazione. Uno spazio pubblico da rigenerare. E trasformiamolo in un:
HUB GIOVANI TERRITORIALE.
Non un nuovo edificio. Non semplicemente un coworking. Ma una porta di accesso alle opportunità. Dentro possiamo trovare:
💻 postazioni per studio e lavoro;
📚 aula studio aperta anche la sera;
🌐 connessione ad alta velocità;
🎓 collegamenti per università e formazione online;
🧭 orientamento universitario e professionale;
🏢 collegamento con le imprese;
🤝 informazioni su tirocini, corsi, Servizio Civile, bandi ed esperienze internazionali;
🚀 supporto a chi vuole sviluppare un progetto imprenditoriale;
🚐 collegamenti coordinati verso stazioni, università, ITS e centri di formazione.
Il piccolo paese smette così di essere il punto finale della rete. Diventa uno dei suoi nodi.
CASA → HUB → STAZIONE → UNIVERSITÀ
CASA → HUB → FORMAZIONE ONLINE
CASA → HUB → IMPRESA
CASA → HUB → COWORKING
CASA → HUB → MONDO
MA L'HUB DA SOLO NON BASTA
Possiamo avere una bellissima aula studio. Una connessione veloce. Dieci computer. E scoprire, dopo un anno, che abbiamo semplicemente creato un altro spazio pubblico poco utilizzato. Per questo serve qualcosa di più.
Serve qualcuno che colleghi concretamente il giovane all'opportunità.
IL TUTOR TERRITORIALE DELLE OPPORTUNITÀ
Immaginiamo un ragazzo di 19 anni. Ha terminato un istituto tecnico. Entra nell'Hub e dice:
"Non so se continuare a studiare o cercare lavoro."
Non gli consegniamo semplicemente qualche brochure. Costruiamo insieme a lui una:
MAPPA PERSONALE DELLE OPPORTUNITÀ.
CHI SONO
↓
COSA SO FARE
↓
COSA VORREI FARE
↓
QUALI OPPORTUNITÀ ESISTONO
↓
COME POSSO RAGGIUNGERLE
Questa potrebbe essere la funzione del Tutor Territoriale delle Opportunità. Una figura che conosce formazione, imprese, università, ITS, mobilità e opportunità territoriali. Non un orientamento una volta all'anno. Un accompagnamento concreto nella transizione tra scuola e vita adulta.
LA GARANZIA DEI 100 GIORNI
Potremmo persino darci un obiettivo molto semplice.
NESSUN GIOVANE INVISIBILE DOPO LA SCUOLA.
Ogni giovane che termina le superiori dovrebbe poter entrare in contatto con il sistema territoriale. E nei successivi 100 giorni dovrebbe avere davanti almeno una possibilità concreta:
→ università;
→ ITS;
→ formazione;
→ tirocinio;
→ lavoro;
→ Servizio Civile;
→ esperienza internazionale;
→ progetto imprenditoriale.
Non significa obbligarlo ad accettare. Significa evitare che la fine della scuola coincida con la scomparsa del giovane dai radar del territorio. Potremmo chiamarla:
GARANZIA TERRITORIALE 100 GIORNI.
IL PASSAPORTO DELLE OPPORTUNITÀ
Ma esiste un altro problema. Le opportunità hanno un costo. Trasporti. Abbonamenti. Corsi. Certificazioni. Spostamenti. Materiali. Permanenze temporanee fuori dal territorio. Per questo potremmo immaginare un:
PASSAPORTO DELLE OPPORTUNITÀ 18–25.
Una piccola dote territoriale personale da utilizzare per rimuovere gli ostacoli che separano il giovane da un'opportunità concreta. Un ragazzo potrebbe utilizzarla per il trasporto verso l'università. Un altro per una certificazione professionale. Un altro per frequentare un corso. Un altro ancora per sostenere un tirocinio. Un altro per utilizzare un coworking. Un altro per sviluppare un progetto imprenditoriale. Non un contributo uguale per tutti.
UNA RISORSA CHE SEGUE IL PERCORSO DEL GIOVANE.
METTIAMO LE IMPRESE DENTRO IL SISTEMA
C'è poi un'altra mappa che dovremmo costruire. Quella delle competenze richieste dal territorio. Le imprese potrebbero dichiarare:
"Cerco questa professionalità."
"Posso ospitare un tirocinante."
"Tra due anni avrò bisogno di queste competenze."
"Questa attività può essere svolta anche parzialmente da remoto."
A quel punto possiamo mettere in relazione:
GIOVANI ↔ COMPETENZE ↔ FORMAZIONE ↔ IMPRESE.
Se cinque imprese dello stesso territorio dichiarano di avere bisogno della medesima professionalità, quella non è più soltanto una necessità aziendale. Diventa una domanda territoriale di competenze. E possiamo provare a costruire la formazione necessaria.
STUDIA FUORI, SPERIMENTA QUI
Ma attenzione. La soluzione non può essere convincere tutti i giovani a studiare vicino casa. Sarebbe un errore. Studiare altrove può essere una straordinaria esperienza di crescita. Potremmo invece creare un programma:
STUDIA FUORI, SPERIMENTA QUI.
Un giovane frequenta l'università in città. Durante l'estate torna nel proprio territorio. Ma non torna soltanto in vacanza. Può svolgere:
un tirocinio;
una ricerca;
un progetto;
una collaborazione con un'impresa;
un'esperienza con un Comune o un'associazione.
Le competenze acquisite fuori iniziano così a circolare nuovamente nel territorio. E contemporaneamente il giovane mantiene un rapporto professionale, oltre che affettivo, con il luogo dal quale è partito.
AIUTIAMO ANCHE CHI VUOLE PARTIRE
Questa forse è la parte culturalmente più importante. Una politica per le aree marginali non dovrebbe dire ai giovani:
"DOVETE RESTARE."
Dovrebbe dire:
"DOVETE POTER SCEGLIERE."
Università lontana? Erasmus? Lavoro all'estero? Un'esperienza in un'altra regione? Partire, studiare, viaggiare e conoscere il mondo è una ricchezza. La diseguaglianza non nasce quando un ragazzo parte.
Nasce quando:
PARTIRE È L'UNICA POSSIBILITÀ.
Per questo anche chi parte dovrebbe continuare a far parte della rete territoriale. Potrebbe ricevere informazioni sulle opportunità. Partecipare a progetti. Collaborare a distanza. Tornare per periodi. Conoscere le imprese che cercano competenze come le sue.
E POI ESISTE UNA TERZA POSSIBILITÀ
Per troppo tempo abbiamo raccontato la questione giovanile nelle aree interne attraverso due sole alternative:
RESTARE
oppure
PARTIRE.
Ne manca una. Forse la più importante.
TORNARE.
Un ragazzo parte a 19 anni. Studia. Lavora. Conosce altri territori. Costruisce competenze. A 27 anni potrebbe chiedersi:
"Potrei tornare?"
In quel momento non dovrebbe ricominciare da zero. Il territorio dovrebbe essere in grado di aiutarlo a capire:
Dove posso lavorare?
Dove posso vivere?
Posso lavorare da remoto?
Posso aprire un'attività?
Quali servizi troverò?
Quali imprese cercano le mie competenze?
Il Passaporto delle Opportunità potrebbe allora riattivarsi. E trasformarsi in una:
GARANZIA TERRITORIALE DI RITORNO.
Non significa promettere una casa. Non significa garantire un lavoro.
Significa garantire che esista qualcuno e qualcosa che provi concretamente a rendere possibile il ritorno.
CAMBIAMO ANCORA UNA VOLTA GLI INDICATORI
Potremmo allora chiederci:
QUANTE OPPORTUNITÀ DI STUDIO, FORMAZIONE E LAVORO PUÒ RAGGIUNGERE O UTILIZZARE UN GIOVANE DI 19 ANNI SENZA DOVER TRASFERIRE LA PROPRIA RESIDENZA?
Ma possiamo andare oltre. Quanti giovani, dopo il diploma, entrano entro sei mesi in un percorso di studio, formazione, lavoro o esperienza qualificante? Quanto costa loro accedere a queste opportunità? Quanto tempo richiede? Quanti giovani che partono mantengono un rapporto con il territorio?
E soprattutto:
QUANTI DEI GIOVANI CHE SONO PARTITI ABBIAMO PERSO DAVVERO?
Perché partire e perdere un giovane non sono necessariamente la stessa cosa.
UNA POLITICA DELLA SCELTA
Il percorso che stiamo costruendo attraverso le diverse età della vita comincia così ad assumere una forma precisa:
0–3 → PROSSIMITÀ
4–5 → CONTINUITÀ
6–10 → TEMPO
11–14 → AUTONOMIA
15–18 → SOCIALITÀ E OPPORTUNITÀ
18–25 → SCELTA
Ed è forse proprio SCELTA la parola decisiva. La vera diseguaglianza non consiste nel fatto che un diciannovenne che vive in montagna decida di andare a studiare in una grande città. Può essere una straordinaria opportunità.
La diseguaglianza nasce quando quel ragazzo deve andarsene perché il luogo nel quale vive non gli permette materialmente di accedere ad alternative credibili. La rigenerazione territoriale non dovrebbe quindi avere l'obiettivo di trattenere i giovani. Dovrebbe costruire le condizioni perché possano:
RESTARE.
PARTIRE.
TORNARE.
Tre possibilità diverse. Tre scelte legittime. Tre possibilità che dovrebbero avere lo stesso diritto di esistere.
Perché non dobbiamo chiedere ai giovani di rinunciare al mondo per continuare a vivere nei loro territori.
DOBBIAMO COLLEGARE I LORO TERRITORI AL MONDO.
E fare in modo che, quando arriva la domanda:
"E adesso?"
la risposta non sia già scritta dal luogo in cui sono nati.
Questa è forse una delle sfide più importanti della Rigenerazione Territoriale Sistemica.
