Dai 15 ai 17 anni, non basta poter andare, bisogna anche poter tornare!

30.09.2026

Continuiamo a guardare i territori marginali attraverso la vita quotidiana delle famiglie. Questa volta nostro figlio ha 16 anni. Frequenta probabilmente una scuola superiore fuori dal proprio Comune. Ogni mattina prende un autobus.

Ogni pomeriggio ritorna. Finché parliamo di scuola, in qualche modo il sistema funziona. Poi arriva venerdì sera. Gli amici vogliono andare al cinema. Oppure a mangiare una pizza. A una festa. A un concerto. A vedere una partita.

Il sabato c'è un evento nel centro più grande della valle. Sono magari soltanto quindici o venti chilometri. Ma l'ultimo autobus è già passato. A sedici anni non si guida. Ed ecco ritornare due domande che conoscono bene moltissimi adolescenti delle aree interne:

"CHI CI PORTA?"

E soprattutto:

"CHI CI VIENE A PRENDERE?"

Dietro queste due domande apparentemente banali si nasconde una delle diseguaglianze meno considerate quando parliamo di giovani e territori marginali. Possiamo chiamarla:

DISTANZA SOCIALE.

QUINDICI CHILOMETRI SONO UN CONFINE

Possiamo avere una scuola raggiungibile. Una buona connessione Internet. Una casa. Un campo sportivo nel Comune vicino. Un cinema nel centro della valle. Eventi a venti chilometri.

Ma se per raggiungere tutte queste opportunità un sedicenne deve dipendere ogni volta da un adulto con un'automobile, la sua autonomia rimane fortemente limitata. A questa età la distanza non si misura più soltanto in chilometri. Si misura anche in:

amicizie che puoi frequentare;

sport che puoi praticare;

eventi ai quali puoi partecipare;

luoghi nei quali puoi incontrarti;

esperienze che puoi fare.

E soprattutto nella possibilità di poter dire:

"Ci vado da solo."

NON POSSIAMO AVERE TUTTO IN OGNI PAESE

Dobbiamo però partire da una considerazione realistica. Non avremo un cinema in ogni piccolo Comune. Non avremo una piscina in ogni valle. Non avremo tutte le discipline sportive, tutti i corsi, tutti gli eventi e tutti i luoghi di aggregazione a cinque minuti da casa. E probabilmente non è nemmeno necessario. La domanda dovrebbe diventare un'altra:

COME RENDIAMO ACCESSIBILI AI GIOVANI LE OPPORTUNITÀ CHE IL TERRITORIO POSSIEDE GIÀ?

Per rispondere dobbiamo partire ancora una volta dalla vita reale.

Dove abitano i ragazzi? Dove frequentano le scuole superiori? Dove praticano sport? Dove si incontrano? Dove sono cinema, biblioteche, palestre, centri culturali, locali ed eventi? A che ora iniziano le attività? E soprattutto:

A CHE ORA FINISCONO?

Perché un'opportunità non è realmente accessibile se possiamo raggiungerla ma non possiamo tornare a casa.

LA MAPPA DELLA VITA DEI GIOVANI

Potremmo quindi costruire una vera Mappa dell'Accessibilità Giovanile. Ma non dovrebbe essere realizzata soltanto dagli amministratori. Chiediamolo direttamente ai ragazzi.

Dove vai?

Dove vorresti andare?

Dove non riesci ad andare?

Da dove non riesci a tornare?

Quale attività faresti se esistesse un collegamento?

Potremmo scoprire che venti ragazzi provenienti da cinque paesi diversi vorrebbero raggiungere lo stesso centro sportivo. Che altri quindici frequenterebbero il cinema. Che molti parteciperebbero agli eventi del centro principale se avessero la certezza di poter tornare. Quello che sembrava un insieme di esigenze individuali diventa improvvisamente una domanda collettiva di mobilità e socialità.

LA NAVETTA GIOVANI DELLE VALLI

Una possibile risposta potrebbe essere un servizio intercomunale molto semplice:

NAVETTA GIOVANI DELLE VALLI.

Non un autobus che percorre strade vuote tutte le sere. Un servizio flessibile costruito sulla domanda reale. Il ragazzo prenota digitalmente. Il sistema conosce anticipatamente:

da dove partono i ragazzi;

dove devono andare;

a che ora;

quando devono rientrare.

E organizza le corse. Durante la settimana il servizio potrebbe concentrarsi soprattutto su sport, formazione e attività extrascolastiche. Il venerdì e il sabato potrebbe cambiare funzione.

Per esempio:

18.30 → paesi e frazioni → centro della valle

20.30 → seconda raccolta

22.30 → primo rientro

00.30 → ultimo rientro

Gli orari sono naturalmente soltanto un esempio.

Il principio è quello che conta:

NON UN SERVIZIO CONTINUO. UN SERVIZIO QUANDO SERVE.

Se nessuno prenota da una determinata zona, il mezzo non passa. Se dieci ragazzi di tre paesi devono raggiungere lo stesso luogo, un solo mezzo può sostituire molte automobili. La bassa densità non viene ignorata.

Viene affrontata attraverso la flessibilità.

NON PORTA A PORTA: UNA RETE DI HUB SICURI

Per rendere il sistema sostenibile non possiamo però trasformare la navetta in un taxi. Possiamo creare una rete di Hub Giovani nei diversi paesi.

Una stazione. Una biblioteca. Un centro civico. Una piazza centrale. Un impianto sportivo. Un luogo illuminato,  riconoscibile e facilmente raggiungibile.

Il ragazzo raggiunge autonomamente l'Hub del proprio paese. Da quel momento entra nella rete territoriale.

FRAZIONE → HUB LOCALE → NAVETTA → HUB DI VALLE → OPPORTUNITÀ

E poi, soprattutto:

OPPORTUNITÀ → HUB → NAVETTA → CASA.

IL PASS GIOVANI DI VALLE

Tutto questo potrebbe essere collegato attraverso un unico strumento:

PASS GIOVANI DI VALLE.

Una tessera fisica o digitale che permetta ai ragazzi di utilizzare, gratuitamente o a costo ridotto:

→ trasporto pubblico;

→ Navetta Giovani;

→ trasporto a chiamata;

→ collegamenti verso sport ed eventi;

→ alcuni servizi culturali;

→ attività convenzionate.

Il Pass potrebbe diventare qualcosa di più di un abbonamento ai trasporti. Potrebbe essere un vero passaporto territoriale dei giovani. Un unico strumento per accedere alla valle. Non soltanto per andare a scuola. Ma per viverla.

MA UNA NAVETTA NON BASTA

C'è però un rischio. Possiamo costruire il miglior sistema di mobilità possibile. Ma poi dobbiamo chiederci:

DOVE VANNO I RAGAZZI?

Un adolescente non ha bisogno soltanto di attività organizzate. Ha bisogno anche di luoghi nei quali poter stare. Una biblioteca aperta più a lungo. Una sala comunale. Uno spazio della scuola utilizzabile nel pomeriggio. Un centro civico. Una ex stazione recuperata. Un piccolo spazio pubblico.

Potremmo costruire una rete di:

SPAZI GIOVANI DI VALLE.

Luoghi nei quali studiare. Ascoltare musica. Organizzare qualcosa. Utilizzare Internet. Fare un laboratorio. Progettare un evento. Oppure semplicemente:

STARE INSIEME.

Quest'ultima funzione è forse quella che dimentichiamo più frequentemente. Non tutto il tempo degli adolescenti deve essere programmato dagli adulti. E poter incontrare gli amici senza essere obbligati a consumare qualcosa è anch'esso un servizio territoriale.

IL "VENERDÌ DI VALLE"

Possiamo anche provare a ribaltare un altro problema. Se ogni piccolo paese non può offrire continuamente attività, facciamo circolare le opportunità. Immaginiamo un:

VENERDÌ DI VALLE.

Ogni settimana un luogo diverso ospita un'attività.

Primo venerdì → cinema

Secondo venerdì → musica

Terzo venerdì → sport

Quarto venerdì → evento progettato dai ragazzi

La Navetta Giovani collega i paesi. Il mese successivo le attività ruotano. Non cerchiamo di avere tutto dappertutto.

METTIAMO IN RETE QUELLO CHE ABBIAMO.

In questo modo ragazzi che vivono in paesi differenti cominciano anche a conoscersi. Il proprio spazio di vita non coincide più soltanto con il Comune di residenza. Diventa la valle.

EVENTO E TRASPORTO DEVONO ESSERE PROGETTATI INSIEME

Anche qui possiamo introdurre un cambiamento molto semplice. Ogni volta che un Comune, un'associazione o un soggetto del territorio organizza un evento rivolto ai giovani dovrebbe chiedersi contemporaneamente:

Come ci arrivano?

Come tornano?

Un evento alle 21 in un paese senza collegamenti serali non è realmente un evento accessibile a tutti i giovani del territorio. Per questo programmazione culturale e mobilità dovrebbero iniziare a funzionare insieme.

EVENTO → PRENOTAZIONI → NAVETTA → RIENTRO.

Non due politiche separate. Un unico sistema.

E SE FOSSERO I RAGAZZI A DECIDERE?

A sedici anni possiamo fare un passo ulteriore. Non dobbiamo soltanto progettare servizi per i giovani. Possiamo cominciare a progettarli con i giovani. Potremmo creare un:

CONSIGLIO GIOVANI DI VALLE.

Con un piccolo budget annuale. I ragazzi potrebbero proporre e scegliere:

eventi;

laboratori;

musica;

sport;

utilizzo degli spazi;

orari della Navetta Giovani;

iniziative nei diversi paesi.

Non:

"Abbiamo deciso cosa piace ai giovani."

Ma:

"ABBIAMO CHIESTO AI GIOVANI COSA VOGLIONO FARE DEL PROPRIO TERRITORIO."

È una differenza enorme. Perché produce qualcosa che nessun autobus può produrre da solo:

partecipazione.

DAL TEMPO LIBERO AL FUTURO

A sedici anni, però, comincia ad affacciarsi anche un'altra domanda.

"Cosa potrei fare qui domani?"

La Rete Giovani potrebbe quindi collegare gli adolescenti anche con:

imprese; artigiani; associazioni; cooperative; professionisti; università; ITS; pubbliche amministrazioni.

Attraverso visite, laboratori, orientamento, incontri con professionisti ed esperienze sul territorio. Perché un giovane non deve soltanto conoscere dove può andare il sabato sera. Deve cominciare anche a scoprire quali possibilità potrebbe avere qui tra cinque o dieci anni.

CAMBIARE ANCORA UNA VOLTA L'INDICATORE

Arriviamo così alla domanda che forse racconta meglio di tutte l'abitabilità di un territorio per un sedicenne:

IL SABATO SERA, QUANTE OPPORTUNITÀ PUÒ RAGGIUNGERE E DA QUANTE PUÒ TORNARE A CASA SENZA CHIAMARE I GENITORI?

Cinema ✓

Sport ✓

Amici ✓

Evento ✓

Concerto ✓

Centro della valle ✓

Spazio giovani ✓

Ma attenzione. Se può arrivare al cinema e non può tornare:

quell'opportunità non è realmente accessibile.

Se può andare all'allenamento ma alle 22 deve arrivare il padre:

l'autonomia è soltanto parziale.

Per questo dovremmo misurare insieme:

OPPORTUNITÀ RAGGIUNGIBILI + POSSIBILITÀ DI RIENTRO.

Potremmo chiamarlo Indice di Autonomia Sociale Giovanile. Non misura quanti autobus possiede il territorio.

Misura quanta vita può raggiungere autonomamente un ragazzo.

IL PAESE NON È PIÙ IL CONFINE

Ed è forse questo il risultato più interessante. Un giovane che vive in una frazione non deve necessariamente avere tutto sotto casa. Deve poter entrare in una rete più grande:

PAESE → VALLE → SCUOLA → SPORT → CULTURA → AMICI → EVENTI → OPPORTUNITÀ.

Tanti piccoli centri smettono così di essere luoghi isolati. Diventano nodi di un unico territorio di vita.

E POI ARRIVA LA DOMANDA PIÙ DIFFICILE

La nostra serie sulle famiglie e le aree marginali sta seguendo una progressione:

0–3 → PROSSIMITÀ

4–5 → CONTINUITÀ

6–10 → TEMPO

11–14 → AUTONOMIA

15–18 → SOCIALITÀ E OPPORTUNITÀ

Ma proprio a questa età comincia ad apparire una domanda nuova. Una domanda che accompagnerà quei ragazzi negli anni successivi:

"PERCHÉ DOVREI RESTARE QUI?"

Se per tutta l'adolescenza un territorio viene vissuto come il posto dal quale non ci si può muovere, dove gli amici sono difficili da raggiungere e dove ogni esperienza dipende dall'automobile dei genitori, partire appena possibile può diventare un'idea costruita molto prima dei diciotto anni.

Per questo la Navetta Giovani è importante. Ma la vera soluzione è più grande. Significa trasformare una costellazione di piccoli paesi in un unico spazio sociale accessibile ai giovani. Non dobbiamo avere cinema, piscina, scuola superiore, concerti e attività in ogni Comune. Dobbiamo poter dire a un ragazzo che vive in una frazione:

"NON DEVI AVERE TUTTO SOTTO CASA. DEVI POTERLO RAGGIUNGERE."

E soprattutto:

"PUOI ANDARE. E PUOI TORNARE."

Perché un territorio nel quale un sedicenne può muoversi, incontrarsi, partecipare, divertirsi e cominciare a  immaginare il proprio futuro è un territorio che non gli sta semplicemente chiedendo di restare.

Gli sta dando qualche ragione in più per poter scegliere, un giorno, di farlo.

Ed è anche questa Rigenerazione Territoriale Sistemica.

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